Sono stati definiti “global microbrand”: sono “gli artigiani del futuro”, legati al territorio e capaci di scalare i mercati scommettendo sulla responsabilità sociale.

Gli esempi riportati su Il Sole 24 Ore da Giampaolo Colletti e Fabio Grattagliano sono due: Broozy, che attraverso box di prodotti tipici abruzzesi contribuisce alla salvaguardia dell’orso marsicano, ed Endelea, che crea moda all’insegna dell’inclusione fra l’Italia e la Tanzania.

Riportando le parole di Francesca De Gottardo, CEO di Endelea, queste piccole realtà “giocano un ruolo di primo piano rispetto ai grandi player”: hanno meno budget ma sono più agili e si adattano meglio al cambiamento. “Sostenibilità è anche visione”: l’impronta sociale dei piccoli li aiuta a farsi grandi.

Una recente indagine di Capgemini Retail & Consumer Goods, “Consumer products and retail”, ha evidenziato una volta di più la correlazione fra sostenibilità e business. Sull’onda lunga della crisi pandemica il 79% dei clienti ha modificato le preferenze di acquisto in base a criteri di responsabilità sociale, inclusività e impatto ambientale, e questo dato cresce se si guarda alla sola generazione Z: sono i giovanissimi, oggi, che stanno cambiando le regole.

Giorgio Fiorentini, fondatore del master in Management delle Imprese sociali in SDA Bocconi, afferma che “le Pmi sono imprese sociali perché, grazie alle strette relazioni tra loro e alle profonde radici nella comunità locale, costruiscono un sistema di valori comuni”.

Insomma: giovani, valori, territorio e sostenibilità. È questo il mix vincente dell’economia che verrà e farsi trovare pronti farà la differenza.



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